Le startup italiane hanno raccolto 367 milioni di euro in 53 round nel primo trimestre 2026. Il capitale investito resta vicino alla media trimestrale degli ultimi due anni, mentre il numero di operazioni è il più basso registrato negli ultimi cinque anni.

Il confronto con la fine del 2025 è netto. Nell’ultimo trimestre dell’anno erano stati investiti 901 milioni, una cifra spinta da poche operazioni molto grandi. Il nuovo anno parte con meno euforia e con una selezione più dura.

Molti seed, poco capitale

Pre-seed e seed rappresentano il 58% dei round censiti, ma assorbono soltanto 21 milioni, pari all’8% del totale. La maggior parte dei capitali va quindi a società che hanno già prodotto, clienti e una struttura finanziaria più leggibile.

Il software guida per numero di operazioni con tredici round. Se si guarda agli importi, il fintech arriva primo con 106 milioni, seguito dalle smart city a 86 milioni e dal software a 70 milioni.

Tre deal spiegano una parte del trimestre

Rent2Cash raccoglie 100 milioni, NewCleo 75 milioni e D-Orbit riceve un nuovo investimento da Azimut. Quando poche operazioni pesano così tanto, la lettura del mercato cambia molto a seconda che si osservi il numero dei round o il capitale complessivo.

Il report segnala anche i primi passi del venture debt, ancora poco usato in Italia. È uno strumento utile per aziende già finanziate, ma non sostituisce l’equity nelle fasi in cui il prodotto e il mercato devono ancora essere provati.

Fonte consultata

Wired Italia — dati Growth Capital e Italian Tech Alliance

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